Intervista ad una dei fotografi più gettonati nel mondo della moda Kids, 9 domande a Veronica Lombéz

In questo articolo andiamo a sbirciare un pochino nella vita e nella professione di una dei più noti fotografi del panorama della moda Kids italiana, ideatrice del nostro prossimo redazionale per Quis Quis .

Nove domande a Veronica Lombéz

 

Ci racconti qualcosa di te? Le prime cose che ti vengono in mente….

Piemontese di nascita, oggi risiedo stabilmente nell’amata Bologna, dove ho messo finalmente radici nel 2015, nel mio piccolo appartamento/studio di via San Donato. Lavoro però attivamente come fotografa in tutto il territorio italiano.

Viaggio tra nord e sud Italia alla ricerca di me stessa e dello stile che correttamente mi rappresenti… da qui l’idea di un’attività del tutto fuor ché sedentaria. Il progetto del fotografo itinerante nasce da una recondita passione per il viaggio e un inesauribile desiderio di conoscenza verso la terra del prossimo. 

Mi avvicino alla fotografia come soggetto nel 2010, svolgendo l’attività di modella fotografica per molti anni, dopo diversi studi in campo artistico e il diploma in Illustrazione per l’Infanzia allo IED di Torino.

Poi, per curiosità, compro la mia prima macchina fotografica e un libro d’istruzioni all’uso nell’agosto 2013. Seguo alcuni corsi ma inizio a scattare realmente e compulsivamente solo nell’ottobre del 2014 rapita dai paesaggi francesi della Camargue. Mi appassiono di post produzione e programmi di grafica. Studio tanto, studio sempre, la mia ricerca è appassionata.

Mentre viaggio solitaria tra paesaggi, allora unica fonte d’ispirazione, comincio a guardare i volti della gente per strada e le loro espressioni, venendone completamente catturata. Mi innamoro dello sguardo. La ritrattistica diventa così la mia vera devozione, una ricerca ossessiva della caratteristica espressiva del soggetto ritratto.

Oggi la fotografia è il mio lavoro e la mia vita. Mi occupo principalmente di ritrattistica di famiglia, con un’attenzione particolare per la fotografia d’infanzia.

Com’è nata la passione per la fotografia?

Ho scoperto la fotografia da soggetto nel 2010 quando un amico, appassionato, mi chiese di poter ritrarre il mio volto. Quella giornata, che ricordo con precisione ancora oggi, mi ha permesso di iniziare a scoprire un mondo completamente nuovo che è progredito giorno dopo giorno.

Negli anni sono diventata modella fotografica di professione il ché mi ha permesso di viaggiare, incontrare nuovi luoghi e persone, le stesse che poi mi hanno trasmesso l’amore per la macchina fotografica e il desiderio di creare immagini che restassero nel tempo e permettessero di esprimermi in completezza.

In quale momento della tua vita hai compreso che la fotografia sarebbe stata il tuo futuro?

Il 2015 è stato per me un anno di grandi difficoltà, non solo sul piano economico ma principalmente per gli affetti. Un lutto devastante mi ha portato ad interrogarmi su differenti aspetti della vita. Non avevo molto in quel periodo perché mi ero da poco trasferita a Bologna, città che amavo ma di cui conoscevo poco. Avevo una macchina fotografica ed un’ottica sola, molto tempo libero da dedicarle.

Ho deciso che avrei incanalato tutte le mie energie nello studio e nell’esperienza sul campo. Ho approfondito molti argomenti e cominciato a scattare compulsivamente alla ricerca di uno stile personale ed espressione di me stessa. Pubblicavo i miei lavori unicamente sul web e le persone, interessate, mi domandavano la possibilità di essere riprese in quello stesso stile.

Ho capito che una grande passione si sarebbe potuta trasformare in qualcosa di più, in qualcosa di vero, l’attività in proprio che avevo sempre sognato. E’ stato allora che ho deciso di fare il grande passo…

Quali sono stati i tuoi primi soggetti?

Il paesaggio che mi circondava inizialmente era ciò di cui avevo unicamente a disposizione. Vivevo in un posto che non ne era privo (il Lago di Garda) ed allora sperimentavo le prime tecniche muovendomi tra una riva e l’altra. Poco a poco, entrando nelle svariate città, cominciavo ad interessarmi alla gente. Mi colpivano le espressioni tramite le quali era possibile intendere i loro pensieri. E’ così che ho cominciato a domandare spudoratamente la possibilità di realizzare su di loro dei ritratti.

Quelle erano le prime volte che incontravo lo sguardo di qualcuno e ne catturavo l’emozione del momento, la titubanza, lo stupore… Ho dunque capito che non avrei progredito per la strada della paesaggistica, gli occhi avevano molto in più da raccontare.

Quale soggetto prediligi?

L’unico vero soggetto nelle mie fotografie sono gli occhi. Tutta la storia di una persona può essere raccontata attraverso lo sguardo senza necessità di proferire verbo. 

Come vedi il mondo dei bimbi in fotografia?

L’infanzia è un periodo della vita a sé stante, dove la realtà viene interpretata in modo ovattato e piacevole, chi più chi meno.  Il mio interesse dal punto di vista fotografico è legato a questo concetto: tornare a vedere attraverso i loro piccoli occhi pieni di grandi sogni per assaporare ogni attimo dell’esistenza in modo semplice ma completo, giocoso, spensierato. 

Dicono di te che riesci a “fotografare l’anima” dei tuoi soggetti…Cosa ne pensi?

Credo di possedere un unico vero grande dono, che attraverso la fotografia mi permette di esprimere me stessa in collegamento stretto con il soggetto fotografato. Mi piace aver a che fare con le persone, stare in loro compagnia, condividere cose, parlare liberamente e la fortuna è che spesso queste si approcciano a me in maniera completamente sincera. E’ un punto fondamentale nella scelta del campo della ritrattistica.

Il rapporto che si crea con il proprio soggetto si legge nell’immagine come un libro aperto, dev’esserci quel dare/avere che permetta di creare un legame tenace, tangibile nelle fotografie.

Il soggetto naturale, rilassato è il segreto di ogni buon ritratto e questo lo fa unicamente il rapporto con il proprio fotografo. L’anima non è di mia competenza, io ritraggo espressioni del volto.

Ti stai avvicinando sempre più al mondo della fashion Kids…Progetti futuri?

Ho molte idee in serbo ma per scaramanzia non rivelo nulla 😀 sarei comunque onorata di poter intraprendere la strada in questo mondo, vedremo cosa il futuro mi riserverà!

Cosa consiglieresti ai ragazzi che vogliono intraprendere la tua carriera?

Ogni strada va valutata con attenzione poiché tutte le scelte sono uno dispendio di energie, soldi e, cosa ben più importante, molto tempo. Ma questo vale per ogni attività. Quello che ho potuto constatare è che, con grandi passioni e grande tenacia, in rapporto ad una santa pazienza, le soddisfazioni sono alla porta ed arrivano poco alla volta.

L’importante è saper scegliere la propria direzione senza timore dei piccoli fallimenti quotidiani e mettere in conto di poter fare dei cambiamenti durante la strada.

Le biforcazioni sono molte, non c’è una direzione giusta o una sbagliata, conoscere se stessi e la propria volontà, è ciò che permette al traguardo di farsi sempre più vicino. In bocca al lupo! 


W.M.K.

Editrice di W.M.K.

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